È uscita da pochi giorni nelle librerie Going Rogue, l’autobiografia di Sarah Palin (una delle figure più discusse della politica Usa, nonchè candidata repubblicana alla vice-presidenza nel 2008).
E i giornali sembrano averla presa bene: il WSJ sostiene come la Palin magari non sarà una perfetta candidata alla presidenza, ma sicuramente un perfetto ospite nei talk-show, e sapendo la linea politica del Wall Street Journal e del suo proprietario credo che non siano necessari ulteriori commenti.
Addirittura Mad ne ha fatto una caricatura ispirata a Wonder Woman: si chiama Blunder Woman (blunder=gaffe). Pure qui no comment.
Insomma i Red dovranno riorganizzarsi per bene se vogliono essere competitivi alle prossime elezioni, e dovranno farlo in modo migliore visto che è stato scongiurato anche il Climategate; la scienza non è repubblicana, lo sanno tutti.
Insomma Blunder Woman è pronta a colpire ancora, chissà se avrà la stessa fortuna di Blunder Man:
191 è il numero di blogger sparsi per il mondo che sono stati minacciati, arrestati, uccisi o messi a zittire dalla prepotenza del governo dello stato in cui vivono. Attualmente è questo il triste bilancio, ma ovviamente il numero può variare, riportato da Threatened Voices.
Trovate nomi, luoghi e storie dei blogger.
“Peccare tacendo invece di protestare rende gli uomini dei codardi” Ella Wheeler Wilcox
Ok, lo so, mi rendo conto che il concetto può suonare contorto ma… Microsoft è finita per pensarla come quelli che la pensano diversamente da loro. C’è un po’ di confusione.
Microsoft ha dato vita ad una catena di negozi chiaramente ispirati alla linea Apple Store. L’intenzione è quella di “svecchiare” l’industria e l’immagine dell’azienda di Redmond, questo programma è stato affidato a Ray Ozzie.
In questi negozi hanno la brillante idea di interrompere improvvisamente il servizio alla clientela per avventurarsi in un… balletto.
Mah…
Hey Mr. Ozzie occhio che la differenza non sta nei balletti, ma in tutt’altro…
Tra l’altro in questo video appare giusto in primo piano un strano signore delle stesse dimensioni e look del curioso Steve Ballmer, il gusto per la clonazione evidentemente non è stato rinnovato in casa Microsoft.
PS: comunque prometto che appena Microsoft si distinguerà in positivo non tarderò un minuto nel segnalarlo, promesso!
Oggi sarà uno di quei giorni che si ricorderanno a lungo.
Alle 18 di oggi ci sarà la presentazione della candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010.
Già dalle 16 sarà possibile votare su internetforpeace.org.
L’iniziativa avrà l’appoggio delle redazioni Wired USA e UK, del professor Umberto Veronesi, del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e molti altri, ovviamente accompagnati da iniziative su Current TV e YouTube. In questo articolo trovare il miglior riassunto e presentazione possibile. Gianluca Dettori è d’accordo, e finalmente non si parla di internet come solamente di un covo di pedofili e clonatori di carte di credito: il Corriere offre una buona panoramica della situazione. D’altra parte internet è la storia del decennio.
Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista
Che vengano a Berlino
Ce ne sono alcune che dicono — ce ne sono alcune che dicono che il comunismo è l’onda del progresso
Che vengano a Berlino
Ce ne sono alcune che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti
Che vengano a Berlino
E ce ne sono anche certe che dicono che sì il comunismo è un sistema malvagio, ma permette progressi economici
Lass’ sie nach Berlin kommen.
Che vengano a Berlino
La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri — per impedir loro di lasciarci. Voglio dire a nome dei miei compatrioti che vivono a molte miglia da qua dall’altra parte dell’Atlantico, che sono distanti da voi, che sono orgogliosi di poter dividere con voi la storia degli ultimi 18 anni. Non conosco nessun paese, nessuna città, che è stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalità e forza, e speranza e determinazione come la città di Berlino Ovest.
Mentre il muro è la più grossa dimostrazione del fallimento del sistema comunista — tutto il mondo lo può vedere — ma questo non ci rende felici; esso è, come il vostro sindaco ha detto, è una offesa non solo contro la storia, ma contro l’umanità, separa famiglie, divide i mariti dalle mogli, ed i fratelli dalle sorelle, divide le persone che vorrebbero stare insieme.
Quello che è vero per questa città è vero per la Germania: una pace reale e duratura non potrà mai essere assicurata all’Europa finché ad un quarto della Germania è negato il diritto elementare dell’uomo libero: prendere una decisione libera. In 18 anni di pace e benessere questa generazione di tedeschi ha guadagnato il diritto ad essere libera, incluso il diritto di unire le famiglie, a mantenere la propria nazione in pace, in buoni rapporti con tutti.”
Voi vivete in una isola difesa di libertà, ma la vostra vita è parte della collettività. Consentitemi di chidervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità.
La libertà è indivisibile e quando un solo uomo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo — possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner”.
E’ arrivata la nuova versione del famoso motto “Peace & Love”, possiamo chiamarla la versione 2.0.
BJ Fogg (direttore del Persuasive Technology Lab dell’Università di Stanford, sul sito di MTMG c’è qualche nota biografica e professionale in più) pensa che nel giro di qualche anno la forza di internet, e dei social network in particolare, possa contribuire a diffondere la democrazia e a portare la pace nel mondo, teoria interessante, speriamo che anche la pratica lo sia.
A proposito di democrazia e web, la BBC ne ha combinata una delle sue… da circa una settimana ha lanciato il sito Democracy Live dove si possono seguire in diretta e in differita tutte la attività del parlamento europeo, Inghilterra e del resto della Gran Bretagna.
Forse qualche timido movimento sta già iniziando ad arrivare, tenendo in considerazione anche il ruolo decisivo che aveva giocato Twitter durante le contestatissime elezioni iraniane.
Su questo tema, Riccardo Luna ha le idee chiare:
A dire la verità le aveva chiare da tempo, questo è l’editoriale del terzo numero di Wired:
Era notte, ed era un mese fa più o meno. In rete avevo messo una cosa appena scritta per vedere l’effetto che faceva. L’avevo intitolata Frammenti di un discorso amoroso. Perché il giorno dopo quella cosa doveva diventare davvero un discorso.
E perché era in fondo un atto d’amore. Per internet. Se oggi mi chiedessero a quale strumento di comunicazione non potrei rinunciare fra radio, tv, carta stampata, telefono e internet, non avrei dubbi. Sebbene abbia un rapporto feticistico con la carta stampata, la potenza di internet è un’altra cosa. Racchiude le peculiarità di tutti gli altri mezzi e in più aggiunge una cosa fondamentale: il feedback in tempo reale di chi sta dall’altra parte, consentendo l’avvio di una conversazione. Un dialogo. Da pari a pari. Peer to peer.
Che altro volere?
Internet
è oggi la più grande piattaforma di comunicazione che l’uomo abbia mai avuto (ed è «la più grande invenzione del secolo scorso» come sostiene Rita Levi Montalcini).
Internet,
scrivevo sapendo come potesse suonare roboante ed eccessivo, è un patrimonio dell’umanità. Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla, mentre in tutto il mondo i politici (a parte Obama) lo vivono come una minaccia. Un pericolo e non una risorsa.
Internet
è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli diversi, superando odi e pregiudizi.
Internet
è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.
Internet
è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti. Ma è anche una opportunità per le imprese di fare prodotti migliori dialogando con i potenziali clienti, ed è uno strumento per chi cerca lavoro e può trovarlo o inventarselo in rete, creando nuovi servizi a basso costo.
Se tutte queste cose sono vere, in Italia la rete avrebbe bisogno di investimenti, computer in leasing agli studenti e banda larga per tutti, non di leggi a vanvera per chiudere siti e servizi come sta avvenendo. Quei frammenti il giorno dopo sono diventati un discorso pubblico, alla fiera di Milano.
E quel discorso è diventato un sito (amointernet.it) fatto assieme a tanti amici che si occupano di rete da anni, ma aperto a tutti. E quel sito è oggi un piccolo movimento: l’ho visto con i miei occhi, questo movimento, gli ItAliens, quando a fine marzo è venuto in Italia Lawrence Lessig, a Meet the Media Guru, e per ascoltare questo pioniere dei diritti della rete c’era la sala della Mediateca di Milano stracolma, e la caffetteria e il prato con il maxischermo come per le partite della nazionale di calcio ai mondiali, mentre in tanti seguivano l’evento in diretta tv (su internet naturalmente).
Quella sera per Lessig c’era un mondo nuovo. Per nulla virtuale. Attento, competente, appassionato. E praticamente sconosciuto per radio, tv, giornali. Ignoto a quelli che ogni giorno parlano di internet come di un pericoloso covo di mafiosi, pirati, pedofili eccetera. Un mondo unito in sostanza da una cosa sola: l’amore per internet (o, se preferite una definizione meno dolciastra, la consapevolezza che questa è l’unica speranza di far diventare l’Italia e gli italiani un paese moderno in un mondo migliore).
Ora per dire a tutti
Amo Internet
vorremmo fare un numero intero di Wired. E vorremmo farlo con voi: scegliere assieme a voi le storie, le firme, le immagini e la copertina. Per farne un Manifesto. Per farci sentire, e far capire agli altri che la rete è importante. Perché magari, è la tesi di qualcuno, non sono cattivi quelli che legiferano. Sono solo ignoranti.